"Il logo aziendale raffigura un monaco che si china a raccogliere un grappolo d’uva quasi accarezzandolo. È la stessa passione con cui ancora oggi alleviamo i nostri vigneti e cresciamo le nostre uve."
Il nome dell’azienda, Le Corti dei Farfensi, cosí come il logo aziendale, trae la sua origine dalla profonda e intima impronta lasciata dai monaci farfensi nel territorio.
L'azienda nasce nel 1998 da un progetto comune di Marco Cavalieri, agronomo e consulente vitivincolo internazionale, e sua moglie Antonella, i quali hanno deciso di riscoprire appieno la tradizione vitivinicola della zona dandole una nuova linfa vitale. Da sempre l'azienda segue i più rigorosi metodi di agricoltura biologica e le varietà coltivate derivano la loro presenza dalla volontà di riprodurre in azienda l'antica ripartizione delle varietà dei vitigni storici del territorio (Sangiovese, Montepulciano, Pecorino...), reinterpretando un sapere consolidato da secoli di esperienze. Le Corti dei Farfensi vogliono oggi offrire a tutti la possibilità di gustare in ogni bottiglia di vino una storia secolare ed essere avvolti da una tradizione che mai si è smentita, che esiasta di incredibili profumi e che accarezza il palato con delicatezza ed armoniosità, facendo penetrare nell'anima, ad ogni sorso, quell'anticha sapienza sempre amata e oggi riscoperta.
Con la stessa attenzione e passione, l'azienda produce anche olio extra vergine di oliva secondo tecniche uniche che si ricollegano alla profonda conoscenza che i monaci farfensi avevano della natura e della salute dell'uomo fino ad ottenere anche riconoscimenti internazionali come quelli dati da membri del Departments of Medicine, Physiology and Psychiatry at the David Geffen School of Medicine at UCLA, G. Oppenheimer Center for Neurobiology of Stress and Resilience, and the Goodman-Luskin Microbiome Center at UCLA in Los Angeles.
La Storia in ogni bottiglia...la tradizione è la vera innovazione
L'azienda nasce nel 1998 da un progetto comune di Marco Cavalieri, agronomo e consulente vitivincolo internazionale, e sua moglie Antonella, i quali hanno deciso di riscoprire appieno la tradizione vitivinicola della zona dandole una nuova linfa vitale. Da sempre l'azienda segue i più rigorosi metodi di agricoltura biologica e le varietà coltivate derivano la loro presenza dalla volontà di riprodurre in azienda l'antica ripartizione delle varietà dei vitigni storici del territorio (Sangiovese, Montepulciano, Pecorino...), reinterpretando un sapere consolidato da secoli di esperienze. Le Corti dei Farfensi vogliono oggi offrire a tutti la possibilità di gustare in ogni bottiglia di vino una storia secolare ed essere avvolti da una tradizione che mai si è smentita, che esiasta di incredibili profumi e che accarezza il palato con delicatezza ed armoniosità, facendo penetrare nell'anima, ad ogni sorso, quell'anticha sapienza sempre amata e oggi riscoperta.
Con la stessa attenzione e passione, l'azienda produce anche olio extra vergine di oliva secondo tecniche uniche che si ricollegano alla profonda conoscenza che i monaci farfensi avevano della natura e della salute dell'uomo fino ad ottenere anche riconoscimenti internazionali come quelli dati da membri del Departments of Medicine, Physiology and Psychiatry at the David Geffen School of Medicine at UCLA, G. Oppenheimer Center for Neurobiology of Stress and Resilience, and the Goodman-Luskin Microbiome Center at UCLA in Los Angeles.
La Storia in ogni bottiglia...la tradizione è la vera innovazione
Di più sulla storia dei monaci e del nostro territorio...
Nel 890 d.C. monaci benedettini e alcune famiglie legate all’Abbazia di Farfa si insediarono nel sud delle Marche, dopo l’occupazione del loro monastero d’origine, situato in Sabina nel Lazio, da parte dei Saraceni. La preseza farfense ebbe il suo nucleo centrale nel territorio compreso tra le vallate del fiume Aso e del fiume Tenna, ma l’influenza di questo ordine si stese in un vasto territorio tra la provincia ascolana, fermana e quella maceratese, dove per un paio di secoli i farfensi istituirono una vera e propria dominazione amministrativa ed economica. Lo storico Francese Georges Duby descrive questo periodo come "la nasciata della viticultura moderna" e i monaci farfensi come protagonisti dell'eccellenza vitivinicola. In pochi sanno che il merito per lo sviluppo della viticultura moderna e dei processi di "winemaking" (come conservare il vino in botti di legno ad una certa tempratura) spetta alle pratiche e tradizioni sviluppate dai monaci benedettini. Non a caso la terminologia utilizzata oggi giorno nel linguaggio vinicolo trasuda di termini monastici (Clos, Châteauneuf-du-Pape, etc.).
La presenza dei monaci fu decisiva per lo sviluppo della coltura della vite in tutta l’area, e nello specifico a Moresco. I monaci, infatti, insegnarono le loro tecniche vitivinicole agli agricoltori locali creando con loro una collaborazione destinata a durare secoli. Quando nel 1356 il presidiato dei monaci nella zona venne abolito dalle Costituzioni del Cardinale Albornoz, gli agricoltori continuarono a tenere vivi gli insegnamenti dei monaci tramandandoli di generazione in generazione e dando vita ad una vera e propria tradizione vitivinicola. Tale tradizione è documentata da Cinquecentine gelosamente custodite presso il municipio di Moresco le quali attestano che addirittura, per descrivere i confini tra le diverse proprietá terriere, frequentemente era data come riferimento toponomastico la presenza di vigne "la proprietá si estende dalla vigna di… alla vigna di..".
Nel 890 d.C. monaci benedettini e alcune famiglie legate all’Abbazia di Farfa si insediarono nel sud delle Marche, dopo l’occupazione del loro monastero d’origine, situato in Sabina nel Lazio, da parte dei Saraceni. La preseza farfense ebbe il suo nucleo centrale nel territorio compreso tra le vallate del fiume Aso e del fiume Tenna, ma l’influenza di questo ordine si stese in un vasto territorio tra la provincia ascolana, fermana e quella maceratese, dove per un paio di secoli i farfensi istituirono una vera e propria dominazione amministrativa ed economica. Lo storico Francese Georges Duby descrive questo periodo come "la nasciata della viticultura moderna" e i monaci farfensi come protagonisti dell'eccellenza vitivinicola. In pochi sanno che il merito per lo sviluppo della viticultura moderna e dei processi di "winemaking" (come conservare il vino in botti di legno ad una certa tempratura) spetta alle pratiche e tradizioni sviluppate dai monaci benedettini. Non a caso la terminologia utilizzata oggi giorno nel linguaggio vinicolo trasuda di termini monastici (Clos, Châteauneuf-du-Pape, etc.).
La presenza dei monaci fu decisiva per lo sviluppo della coltura della vite in tutta l’area, e nello specifico a Moresco. I monaci, infatti, insegnarono le loro tecniche vitivinicole agli agricoltori locali creando con loro una collaborazione destinata a durare secoli. Quando nel 1356 il presidiato dei monaci nella zona venne abolito dalle Costituzioni del Cardinale Albornoz, gli agricoltori continuarono a tenere vivi gli insegnamenti dei monaci tramandandoli di generazione in generazione e dando vita ad una vera e propria tradizione vitivinicola. Tale tradizione è documentata da Cinquecentine gelosamente custodite presso il municipio di Moresco le quali attestano che addirittura, per descrivere i confini tra le diverse proprietá terriere, frequentemente era data come riferimento toponomastico la presenza di vigne "la proprietá si estende dalla vigna di… alla vigna di..".